Come ben saprai, caro lettore (perché segui assiduamente il mio blog e hai letto tutti i miei post), a settembre ho comprato l’Iliade di Omero alla MostraScambio di Gambettola.
Recentemente, ho finito di leggerla ed è stato molto interessante, a tratti sbalorditivo. Avevo già un’idea della storia perché arcinota – oltre al fatto che Omero mette degli spoiler enormi nei titoli dei capitoli, ad esempio ‘la morte di Patricolo’. Quindi sapevo già come sarebbe andata a finire, ma ciò che mi ha appassionato molto è stato lo sviluppo del conflitto. per fare un piccolo recap, l’Iliade riguarda gli ultimi anni della guerra di Troia – quindi solo una piccola parte della guerra.
Da un lato abbiamo i Troiani, e dall’altro gli Achei, coi rispettivi eroi e divinità. Ora: non mi metterò a fare il riassunto dell’intera storia della guerra e del suo preambolo perché non ne ho voglia, ma facciamo una brevissima sintesi introduttiva del poema in sé.
Eventi chiave del poema:
– Agamennone (Achei) offende Achille (Achei) che si rifiuta di andare in guerra.
– Gli achei lottano e combattono con i troiani. Siccome gli Achei sono messi piuttosto male – i Troiani stanno per bruciare le navi achee – Patroclo (Achei) va in guerra al posto di Achille (Achei), indossando la sua armatura, fingendosi lui.
– Tuttavia, Patroclo viene ucciso da Ettore (Troiani).
– A questo punto, Achille si decide ad andare in guerra per vendicare Patroclo e uccide Ettore.
– Alla fine Priamo (Troiani), il padre di Ettore, va a chiedere il corpo del figlio ad Achille.
Da questa base – per avere un’idea generale – possiamo partire. Nella lettura del libro sono stati tanti i passaggi che mi hanno sorpreso o stupito, per un motivo o per un altro. Di seguito, ne riporterò tre, presentati in ordine cronologico.
1 – Paride è eccitato
Questo passo si presenta in una delle fasi iniziali dell’Iliade. Quindi la guerra va avanti già da molto (l’Iliade riguarda solo l’ultimo periodo della guerra di Troia), ma nel libro il passo è nelle prime descrizioni degli scontri tra Achei e Troiani. Sostanzialmente, Paride (Troiani) affronta in combattimento Menelao (Achei) e viene sconfitto, o meglio, nel momento in cui Menelao lo avrebbe ucciso, Atena lo protegge e lo riporta a casa, salvandogli la vita. Arrivato a casa, Menelao parla con Elena.
Nel passo riportato ora, è Elena che parla.
“Sei dunque tornato dalla battaglia; vorrei che tu fossi morto là, per mano di un forte guerriero, di colui che fu il mio primo sposo; ti vantavi, una volta, di essere superiore per la forza, le braccia, la lancia, a Menelao caro ad Ares; va, ora sfida Menelao caro ad Ares a combattere ancora con te; ma io ti consiglio di smetterla, non batterti col biondo Menelao, non affrontarlo in duello stolidamente, se non vuoi che presto ti abbatta con la sua lancia”.
Le rispose Paride allora:
“No, donna, non straziarmi l’animo con offese crudeli; oggi Menelao ha vinto con l’aiuto di Atena, un’altra volta sarò io a vincere lui; anche noi abbiamo i nostri dei. Ma ora, sdraiamoci e facciamo l’amore; mai fino ad ora il desiderio mi prese il cuore in tal modo, neppure il giorno in cui ti rapii dalla bella Lacedemone, salpai sulle navi che solcano il mare e nell’isola di Carane a te mi congiunsi – così oggi sento di amarti e mi prende un dolce desiderio per te”.
Disse, e per primo andò verso il letto; lo seguì la sposa.
Così essi giacevano nel letto intarsiato, e intanto il figlio di Atreo si aggirava tra le file come una belva, cercando se mai vedesse Alessandro […].
Passo incredibile e significativo del libro. Il primo punto è la situazione… cioè “la tua sposa” ti ha appena detto che avrebbe preferito che tu fossi morto, e tu te ne esci con “facciamo l’amore”. Qui Paride veramente imbarazzante. Il fatto è che ELENA è la donna per il quale LA GUERRA DI TROIA è iniziata. Questo è il preambolo fondamentale dell’Iliade che non avevo ancora discusso.
Paride ha rapito Elena, che in verità è la moglie di Menelao. Quindi qui, in questo passo, Paride vuole fare l’amore con Elena, dopo aver combattuto con suo marito ed essere stato salvato da una dea. Elena deve giacere con l’uomo che l’ha rapita dopo aver sperato che fosse morto.
Questo passo descrive, a mio avviso, uno stupro piuttosto che una scena d’amore. Il modo in cui la scena è descritta mi fa piuttosto pensare a una delle cose che più mi hanno colpito nell’Iliade: la figura della donna. La donna nell’intero poema è mero oggetto, passivo. Le donne vengono trattate principalmente come premi e non hanno praticamente voce. Forse Era, moglie di Zeus, è l’unica che può dire/fare qualcosa, ma resta comunque soggetta a Zeus.
Da un punto di vista narrativo, comunicativo, di “framing”, questa scena pone enfasi sull’onore perso di Paride piuttosto che sui sentimenti di Elena. E uno stupro viene descritto come un sollievo per l’eroe sconfitto piuttosto che una violenza per la donna assoggettata.
In generale, non mi aspettavo questo ruolo per la figura femminile nell’Iliade. Proseguiamo, altrimenti il post diventa troppo lungo.
2 – aiace è incaz**ato nero
Il libro parla di guerra, giusto? Allora le scene di guerra sono tante. Ma veramente tante. Ci saranno qualcosa come 150 pagine di fila dove non succede niente se non scontri e morti e sangue e lance scagliate. A un certo punto il libro stava iniziando ad annoiarmi.
Nella parte di lotta, tuttavia, ci sono delle descrizioni incredibili. Anzi, in generale questo tipo di descrizioni permea il libro in ogni sua pagina. Avrei potuto sceglierne altre migliaia, ma semplicemente riporto questa.
E Aiace si lanciò sui Troiani e uccise Dariclo, figlio di bastardo di Priamo, e poi ferì Pandoco, e ancora Lisandro e Piraso e Pilarte. Come quando un fiume in piena dilaga nella pianura precipitando dai monti – lo accompagnano le piogge di Zeus – e molte querce disseccate trascina con sé e molti pini e molto fango getta nel mare, così allora Aiace glorioso imperversava nella pianura uccidendo cavalli e guerrieri.
Di questa scena mi ha colpito molto la profondità descrittiva. È un’immagine veramente notevole del senso di potenza e devastazione. Nel corso del libro, svariate volte sono rimasto veramente colpito dalle descrizioni. Il prossimo passo è un altro esempio particolarmente significativo.

3 – L’arrivo di Achille
Achille arriva sul campo di battaglia in ritardo. Nel frattempo, migliaia di achei e troiani sono morti. Demotivati, hanno pensato di abbandonare il campo di battaglia, ma poi, ancora incoraggiati da qualche divinità o eroe, si sono battuti nuovamente e sono morti ancora di più. In tutto questo tempo, Achille è sempre presente, ma in forma latente. Nei discorsi e nei pensieri degli eroi e dei guerrieri. Sul campo dei Troiani, si sfrutta l’occasione. Achille non c’è e questo è il momento di colpire. I soldati sono felici e approfittano della sua assenza. Ne traggono motivazione. Hanno speranza di riuscire a sconfiggere gli achei. Sul campo degli Achei, tutti lo attendono. Altri sono frustrati dalla sua assenza. In tutti, la salda convinzione che Achille sia il miglior eroe e guerriero.
Immaginate quindi il momento in cui Achille, colmo di rabbia, dopo la morte di Patroclo, il suo migliore amico, si presenta finalmente sul campo di battaglia.
Si levò allora Achille, amato da Zeus. Sulle sue forti spalle Atena gettò l’egida a frange, intorno al suo capo la divina fra le dee pose una nube dorata, dal suo corpo sprigionò una fiamma splendente.
Come quando in un’isola lontana, da una città stretta d’assedio, si leva il fumo che sale fino al cielo; per tutto il giorno, fuori dalle mura, gli assediati si cimentano in una tremenda battaglia, ma al tramonto del sole i fuochi ardono fitti, alta sale la luce perchè i popoli vicini la vedano e con le navi accorrano a difenderli dalla rovina. Così dalla testa di Achille saliva al cielo il fulgore.
Con questa immagine Achille si presenta. È l’inizio della fine. In questo momento, Achille non combatte perché la sua armatura è sotto il controllo dei Troiani – hanno sequestrato il corpo morto di Patroclo. In questa scena Achille si “limita” a gridare per incoraggiare gli Achei, come gli aveva suggerito Atena.
E quando udirono la voce di Achille, come il bronzo sonora, tutti si turbarono in cuore; i cavalli dalle belle criniere si voltarono insieme coi carri: presagivano sofferenza e dolore; impietrirono gli aurighi vedendo il fuoco – tremendo, inestinguibile, – che ardeva sulla testa del nobile figlio di Peleo, il fuoco acceso da Atena, la dea dagli occhi azzurri. Per tre volte, sopra il fossato, urlò il divino Achille, per tre volte rimasero sconvolti i Troiani e gli alleati gloriosi; e allora dodici valorosi guerrieri morirono sotto i loro carri, dalle loro stesse armi trafitti.
L’ultima frase! SOLAMENTE dal grido di Achille, dodici guerrieri muoiono praticamente suicidi. Immaginate la potenza e il timore nei confronti di Achille. Dopo centinaia di pagine in cui lo si attende, si spera la sua venuta, si gioisce della sua assenza. È un’apparizione divina. A me questo passaggio ha gasato in un modo assurdo.
Per chiudere il post, consiglio caldamente la lettura dell’Iliade. Poema fondativo, per tanti versi, della cultura occidentale. Obbligo di leggerlo almeno una volta nella vita.

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