In questo post sono abbozzati dei pensieri sulla riflessione etica di Luciano Floridi e sulla sua storia concettuale.
State mettendo lì dentro tutte le domande, i vostri desideri, le vostre assenze. Tutti i “buchi” che avete messo lì dentro – “vorrei sapere questo”, “vorrei avere quello”, “ma questo si può fare?”, “Dove vado?” – tutti questi punti interrogativi, quando ne hai messi una ventina, ti conoscono.
(Luciano Floridi, intervista al podcast “Basement”, 1h e 55min circa).
Con queste parole, in un’intervista al podcast “The Basement” di Gianluca Gazzoli, Luciano Floridi stava sollevando un problema fondamentale e etico dell’uso che facciamo dei browser di ricerca e dell’IA. Il punto qui riguarda cosa diamo in pasto a ChatGPT, ossia le nostre domande. Questo tipo di informazione, cioè i nostri desideri, è definito dal filosofo come la risorsa più preziosa per profilarci.
Siamo soprattutto definiti da quello che vogliamo, da quello che ci manca e vorremmo avere. Dalle risposte che stiamo cercando. Se io inizio a darti tutta la lista di domande che ho fatto – “Mi sposo o non mi sposo? Casa si o casa no? Dove?” – tu hai il mio profilo, ma io non ti ho detto nulla. Ho fatto solo domande.
(Luciano Floridi, intervista al podcast “Basement”, 1h e 54min circa).
In questo post volevo riflettere brevemente su questi passi e sull’idea espressa da Floridi. Trovo questa riflessione etica molto interessante e soprattutto molto curioso notare che si sviluppi ora e da una specifica tradizione filosofica. Non è citato esplicitamente, ma l’idea del desiderio come migliore fonte nella definizione dell’identità mi rimanda a Heidegger.
Data la mia limitata conoscenza di Heidegger, abbozzo qui solamente il minimo indispensabile. Secondo Heidegger, l’esser-ci, che è l’essere dell’ente uomo, si fonda sulla morte. Il fatto incontestabile, la possibilità dalla quale è impossibile fuggire, la nostra morte, è ciò che fonda la nostra esistenza. A partire dalla finitudine della nostra esistenza, ci proiettiamo nel futuro. Se non ci fosse la morte, in un certo senso, non farei piani, non cercherei le mie risposte. È proprio per questo che l’uomo progetta la propria esistenza.
In questo senso, l’espressione del desiderio è proprio l’espressione di una progettualità, di una proiezione – quello che voglio, quello che sto cercando. A partire da questo, come dice Floridi, è facile definire una persona. Capisci cosa vuole. Conosci intimamente come quella persona immagina la propria esistenza.

Quello che trovo molto affascinante sono le radici storico-filosofiche della riflessione etica di Floridi. Heidegger si colloca all’interno di una tradizione specifica. Il testo dove si discutono questi concetti, “Essere e Tempo”, pubblicato nel 1927, è un testo dove si parla di metafisica, e Heidegger critica la tradizione filosofica occidentale. Queste stesse idee e il testo di Heidegger sono stati poi tra quelli fondativi del movimento dell’esistenzialismo – penso in particolare a Sartre.
Nello stesso tempo l’idea di Heidegger si sviluppa in un contesto e in un momento particolare. La riflessione filosofica nel Novecento è infatti una riflessione segnata dall’idea di uomo come finito e storicamente determinato. Quello che mi affascina – anche se scontato – è come la filosofia di Floridi si sviluppi come prodotto, in una certa misura, della filosofia precedente. Le riflessioni di Nietzsche e Kierkegaard hanno informato Heidegger. E Nietzsche è informato dall’idealismo tedesco, conseguenza della filosofia kantiana – e così via fino alla Grecia antica. Come già ho accennato, è anche interessante come la riflessione di Heidegger sia una riflessione – magari qui dico una sciocchezza – propriamente occidentale. Parlare di essere dell’uomo in quanto tale mi fa pensare a un’idea di identità chiusa in sé. Parlare di ontologia è propriamente occidentale come cosa. Alla fine Heidegger cita e critica proprio i filosofi greci.
Dall’altro lato, mi affascina come in questo contesto, quindi riflettendo sull’etica dell’informazione, relativamente alle informazioni fornite da noi all’IA, la riflessione si articoli a partire da radici propriamente occidentali, mentre in altri contesti, parlando sempre di etica della tecnologia, la chiave interpretativa, l’assioma del discorso, sia l’idea di interdipendenza tra uomini e macchine – nella realtà digitale. Il concetto di interdipendenza, come ho già scritto, si trova spesso nei dibattiti contemporanei ed è un’idea nata nelle filosofie orientali. Quindi se se da un lato nella filosofia dell’IA (perlomeno floridiana) alcune riflessioni trattano l’idea dell’esistenza umana e dell’uomo più in generale come chiuse in sé (ontologia; Heidegger), altre volte la riflessione assume il carattere interdipendente delle cose – e questa mi sembra una contraddizione.
In conclusione, volevo solo pensare alla filosofia di Floridi e a quali presupposti si costruisce. È molto affascinante la storia delle idee e anche pensare a come Floridi, o più in generale la filosofia contemporanea, risviluppi e applichi in maniera originale idee filosofiche. In ogni caso, l’ascolto dell’intervista è altamente consigliato. A questo link, si trova l’intervista completa. Se hai dei pensieri a riguardo, mi farebbe molto piacere conoscerli nei commenti.

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